In tema di fatto illecito del minore (nella specie trattasi di omicidio), la circostanza che il minore fosse prossimo alla maggiore età non fa venir meno la responsabilità dei genitori perché non può escludersi “… che il suo comportamento abbia manifestato un fallimento educativo, quanto alla capacità di frenare i propri istinti o di incanalarli in modalità espressive meno gravi e violente”.
“… l’educazione è fatta non solo di parole, ma anche e soprattutto di comportamenti e di presenza accanto ai figli, a fronte di circostanze che essi possono non essere in grado di capire o di affrontare equilibratamente”.
Nella specie la confermata decisione della Corte d’Appello aveva ritenuto che il minore “… è stato lasciato praticamente solo di fronte alle provocazioni della vittima e dell’ambiente, in relazione a comportamenti, veri o presunti, di un genitore, in relazione ai quali si è trovato indifeso. Donde la reazione di ribellione e di violenza..”
Proprio con l’avvicinarsi dell’età maggiore – allorché acquista la capacità di fare del male tanto quanto un adulto, serbando però l’inettitudine a dominare i propri istinti e le altrui offese, che caratterizza l’età immatura – il minore ha particolare bisogno di essere sostenuto, rasserenato ed anche controllato: soprattutto in relazione a vicende, presenti e passate.
Confermata la decisione d’appello anche nella parte in cui ha addebitato ai genitori il fatto di non avere indotto il figlio a completare la scuola dell’obbligo.
Trattasi di comportamento che – pur se motivato dalle migliori intenzioni – ha privato il giovane dell’apporto di socializzazione, amicizie, ampliamento dei riferimenti culturali oltre il contesto familiare e di paese, che bene o male la scuola favorisce”.
(Cass. n.18804/09)
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