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venerdì 19 giugno 2009

Penale di rilievo: Omicidio Abdel Khalek Nakab

Dal corriere della sera:

Via Padova, protesta dei marocchini: chiediamo giustizia

L' associazione Amici del Mondo: nordafricani sfruttati e ricattati dal proprietario dell' immobile
Slogan e pianti. Dolore e lutto. Rabbia e protesta. Con la bandiera rossa con la stella verde del Marocco, sventolata più volte. Indice e medio al cielo in segno di vittoria e frasi del Corano scandite ad alta voce in arabo. Ma anche parole in italiano ripetute più volte: «Vogliamo giustizia». Giustizia e chiarezza sulla morte di Abdel Khaled Nakab, il marocchino di 37 anni ucciso da una pallottola partita dalla pistola di un vigilante lunedì scorso. Un omicidio che, secondo le centinaia di immigrati, amici e parenti che ieri a mezzogiorno hanno manifestato davanti al palazzo di via Cavezzali 11, dove viveva la vittima, poteva essere evitato. Soprattutto perché le forze dell' ordine sapevano che in quel condominio intimidazioni e violenze erano all' ordine del giorno. Fatima Zahra tiene in mano la foto del fratello Abdel, mentre gli altri inquilini magrebini del condominio mostrano le denunce presentate nei mesi scorsi contro i vigilantes assunti dall' amministrazione dello stabile, accusati di aver usato anche bombolette con gas al peperoncino, quando le botte e le minacce non erano sufficienti. Un presidio insieme con i rappresentanti delle associazioni Al Qafila e Cittadini del mondo, in attesa che l' autopsia che si svolgerà domani chiarisca la dinamica della tragedia. «Abdel - spiega sua sorella - era in Italia da tanti anni in cerca di un posto migliore dove vivere. Chi l' ha ucciso adesso è in libertà e noi chiediamo giustizia». E ancora: «Ci costituiremo parte civile - dice Moukrim Abdeljaffar, dell' associazione Al Qafila, che raggruppa i marocchini residenti a Milano -, perché questo è stato un omicidio annunciato: sono state presentate tante denunce per le intimidazioni ricevute in questo condominio, ma nessuno ha verificato e mosso un dito. La sicurezza non dev' essere un diritto solo per gli italiani, ma per tutti, anche per noi». Ainon Maricos, presidente dell' associazione Amici del Mondo, parla invece di «situazione grave di sfruttamento e di ricatti in un palazzo dove un monolocale di 20 metri quadrati viene affittato a più di 700 euro al mese da società immobiliari che cambiano di continuo e si dividono il business». «In quello stabile - continua Maricos - la tragedia era annunciata. In una zona, fra l' altro, in sofferenza di conflittualità. Non si può semplificare un problema che a volte va oltre». La famiglia del marocchino ucciso ha nominato un avvocato di propria fiducia, Stefano Zoia, del foro di Milano.

Focarete Michele

Da IlGiornale.it

L’autopsia conferma la versione del vigilante
di Paola Fucilieri

«Il marocchino mi ha sfilato la pistola, nel riprenderla è partito un colpo. Lui ha fatto due passi poi è caduto e ha battuto la testa»
Paola Fucilieri«I risultati dell’autopsia sul cadavere del marocchino danno pieno riscontro alla versione dei fatti che ho fornito al pm Piero Basilone». Tira un sospiro di sollievo Pasquale V., il vigilante 42enne coinvolto nella rissa che lunedì mattina ha portato alla morte di un marocchino nell’ex residence di via Cavezzali 11.Abdel Khalek Nakab, pregiudicato 37enne senza permesso di soggiorno e residente da tempo nel palazzo, in preda alla rabbia (probabilmente procuratagli dall’ennesima colossale sbornia e, forse, anche dall’assunzione di stupefacenti: i risultati dell’esame tossicologico, attesi per oggi, chiariranno definitivamente questo punto, ndr) si è scagliato contro la guardia giurata, gli ha sottratto la calibro 9 dalla fondina. Quindi - nel tentativo di tenere per sé l’arma che l’altro intanto cercava di riprendersi - l’immigrato ha schiacciato il grilletto. La canna era rivolta verso di lui e il proiettile gli ha trapassato la spalla sinistra finendo poi nel muro dietro di lui.Uscito poi dallo stabile sulle sue gambe («credevo che lo sparo fosse andato a vuoto fino a quando non mi ha girato le spalle e ho notato che perdeva qualche goccia di sangue» dirà la guardia giurata sempre in sede d’interrogatorio) il marocchino - affetto da tempo dalla sindrome di Hoodking e dalla coexite tubercolare, malattie altamente invalidanti - ha perso i sensi cadendo sui gradini che portano al cortile, ci ha sbattuto sopra violentemente la nuca ed è morto. In Procura spiegano che la traiettoria del proiettile conferma la tesi della colluttazione, mentre l’autopsia ha appurato che il grosso ematoma alla nuca è dovuto alla violenta botta contro gli scalini.«Un colpo sparato a bruciapelo, con evidenti segni del “tatuaggio” lasciato dalla polvere da sparo sulla pelle attorno al foro d'entrata è segno inequivocabile della brevissima distanza tra il corpo della vittima e l’arma del vigilante» sottolinea critico l’avvocato della famiglia, Stefano Zoia, che ieri ha depositato in Procura una memoria difensiva, chiedendo poi «misure contro il vigilante», nonché «chiarezza sulla ricostruzione della colluttazione». «Mi chiedo - prosegue il legale - se la colluttazione è stata veramente così dura come dice chi ha sparato. Possibile che una guardia giurata non sia riuscita a divincolarsi da un uomo di 37 anni invalido senza sparare?».

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